Violazioni dei Diritti Umani

I sostenitori dei diritti umani concordano sul fatto che sessant’anni dopo la pubblicazione della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, essa rappresenti ancora un sogno più che una realtà. Ne esistono violazioni in ogni parte del mondo. Per esempio, il Rapporto Mondiale del 2009 di Amnesty International e di altre fonti indicano che gli individui sono:

  • Torturati o maltrattati in almeno 81 paesi
  • Affrontano processi iniqui in almeno 54 paesi
  • Limitati nella loro libertà di espressione in almeno 77 paesi

Donne e bambini in particolare, vengono emarginati in numerosi modi, la stampa non è libera in molte nazioni e chi dissente viene messo a tacere, troppo spesso in modo permanente. Anche se ci sono stati dei miglioramenti in questi sessant’anni, le violazioni dei diritti umani sono ancora oggi una piaga mondiale.

Per favorire l’informazione sulla situazione reale in tutto il mondo, questa sezione fornisce esempi di violazioni dei sei articoli della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani:

ARTICOLO 3 – IL DIRITTO DI VIVERE LIBERAMENTE

“Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà ed alla sicurezza della propria persona.”

Si stima che 6.500 persone siano state uccise durante i conflitti armati del 2007 in Afghanistan, dei quali quasi la metà erano civili non combattenti uccisi dai ribelli. Inoltre, centinaia di civili sono stati uccisi in attacchi suicidi da parte di gruppi armati.

In Brasile nel 2007, secondo dati ufficiali, la polizia ha ucciso almeno 1.260 individui, il numero complessivo più alto ad oggi. Tutti questi episodi sono stati ufficialmente etichettati come “atti di resistenza” ed in merito sono state fatte poche o nessuna investigazione.

In Uganda, 1.500 persone muoiono ogni settimana nei campi profughi interni. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, in questi campi sono morte 500.000 persone.

Le autorità vietnamite hanno internato almeno 75.000 tossicodipendenti e prostitute in 71 campi di “riabilitazione” sovrappopolati, classificando i detenuti come ad “alto rischio” di contrarre HIV/AIDS, pur senza fornire cure.

ARTICOLO 4 – NESSUNA SCHIAVITÙ

“Nessuno sarà tenuto in stato di schiavitù o di servitù; la schiavitù e il commercio degli schiavi saranno proibiti in tutte le loro forme.”

Nell’Uganda del nord, i guerriglieri dell’LRA (Esercito di Resistenza del Signore) hanno rapito 20.000 bambini negli ultimi vent’anni e li hanno obbligati a prestare servizio come soldati o schiavi a fini sessuali per l’esercito.

In Guinea-Bissau, bambini perfino di 5 anni vengono venduti e portati nel Senegal del sud a lavorare nelle piantagioni di cotone o come mendicanti nella capitale. In Ghana, bambini da 5 a 14 anni sono ingannati con false promesse di istruzione e di un bel futuro per poi ritrovarsi in posti di lavoro pericolosi e non retribuiti nel settore della pesca.

In Asia, il Giappone è la destinazione principale per la tratta delle donne, in special modo per donne provenienti dalle Filippine e dalla Thailandia. L’UNICEF stima che vi siano 60.000 prostitute tra bambine e bambini nelle Filippine.

Il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti stima che ogni anno tra 600.000 e 820.000 uomini, donne e bambini vengano venduti a livello internazionale, metà dei quali sono minori, con cifre record di donne e ragazze che abbandonano l’Iraq. In quasi tutte le nazioni, Canada, Stati Uniti e Regno Unito compresi, la deportazione o le molestie sono le normali risposte governative, senza servizi di assistenza per le vittime.

Nella Repubblica Dominicana, le operazioni di traffico di droga hanno portato alla morte per asfissia 25 immigrati haitiani. Nel 2007, due civili e due funzionari militari hanno ricevuto miti sentenze di incarcerazione per il loro coinvolgimento nell’operazione.

In Somalia nel 2007, oltre 1.400 profughi somali ed etiopi sono morti in mare durante operazioni di tratta.

ARTICOLO 5 – NESSUNA TORTURA

“Nessun individuo potrà essere sottoposto a tortura, trattamento o punizioni crudeli, inumani o degradanti.”

Nel 2008, le autorità degli Stati Uniti hanno detenuto 270 prigionieri nella Baia di Guantánamo, Cuba, senza accuse e senza processo, sottoponendoli al “waterboarding”, una tortura che simula l’annegamento. L’ex presidente George W. Bush autorizzò la CIA a portare avanti la detenzione e gli interrogatori segreti, nonostante violassero la legge internazionale.

Nel Darfur, violenza, atrocità e sequestri di persona dilagano e l’aiuto esterno viene impedito. Le donne, in particolare, sono vittime di sfrenate violenze carnali, con oltre 200 stupri nelle vicinanze dei campi profughi in un periodo di 5 settimane, senza nessun intervento da parte delle autorità per punire i perpetratori.

Nella Repubblica Democratica del Congo, torture e maltrattamenti vengono commessi continuamente dai servizi di sicurezza governativi e da gruppi armati, comprese percosse prolungate, accoltellamenti e stupri dei detenuti. I detenuti sono tenuti segregati, a volte in luoghi di detenzione segreti. Nel 2007, la Guardia Repubblicana (la guardia presidenziale) e la divisione dei Servizi Speciali di polizia di Kinshasa hanno detenuto arbitrariamente e torturato numerosi individui categorizzati come critici del governo.

ARTICOLO 13 – LIBERTÀ DI MOVIMENTO

“1. Ogni individuo ha diritto alla libertà di movimento e di residenza entro i confini di ogni Stato.

2. Ogni individuo ha diritto di lasciare qualsiasi paese, incluso il proprio, e di ritornare nel proprio paese.”

In Myanmar, migliaia di cittadini sono stati detenuti in carcere, tra cui 700 prigionieri politici, tra i quali la più famosa è il premio Nobel Daw Aung San Suu Kyi. Come ritorsione per la sua attività politica, è stata imprigionata o relegata agli arresti domiciliari per dodici degli ultimi diciotto anni, e ha rifiutato le offerte del governo di rilasciarla se avesse richiesto di lasciare il paese.

In Algeria, i rifugiati e coloro che richiedono asilo sono stati vittime frequenti di detenzione, espulsione o angherie. Ventotto individui delle nazioni dell’Africa sub sahariana con status ufficiale di rifugiato concesso dall’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) sono stati deportati a Mali dopo essere stati processati falsamente, senza consulenti legali o interpreti, con l’accusa di essere entrati illegalmente in Algeria. Furono scaricati nelle vicinanze di una città del deserto, dove era attivo un gruppo armato di Mali, senza cibo, acqua o sostegno medico.

In Kenya, le autorità hanno violato la legge internazionale sui rifugiati quando hanno chiuso il confine a migliaia di persone che fuggivano dal conflitto armato in Somalia. Coloro che richiedevano asilo sono stati detenuti illegalmente al confine keniota senza accuse o processo e rimandati a forza in Somalia.

Nell’Uganda del nord, 1,6 milioni di cittadini erano dislocati in campi profughi. Nella regione degli Acholi, l’area più colpita dai conflitti armati, il 63 percento degli 1,1 milioni di profughi del 2005, vivevano ancora nei campi nel 2007. Solo 7.000 sono ritornati permanentemente ai loro luoghi di origine.

ARTICOLO 18 – LIBERTÀ DI PENSIERO

“Ogni individuo ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione; tale diritto include la libertà di cambiare religione o credo, e la libertà di manifestare, isolatamente o in comune, e sia in pubblico che in privato, la propria religione o il proprio credo nell’insegnamento, nelle pratiche, nel culto e nell’osservanza dei riti.”

Nel Myanmar, la giunta militare ha annientato dimostrazioni pacifiche guidate da monaci, assalito e chiuso monasteri, confiscato e distrutto beni, sparato, picchiato e detenuto chi aveva partecipato alle proteste, nonché tormentato o tenuto in ostaggio i loro amici e familiari.

In Cina, gli adepti della Falun Gong sono stati selezionati per torture e altri abusi mentre erano detenuti. I cristiani furono perseguitati per aver praticato la loro religione fuori dai canali sanciti dallo stato.

In Kazakistan, le autorità locali di una comunità nei pressi di Almaty hanno autorizzato la distruzione di case, tutte di proprietà di membri di Hare Krishna, accusandoli falsamente che il terreno sul quale erano costruite le case era stato acquisito illegalmente. Furono distrutte solo le case dei membri della comunità Hare Krishna.

ARTICOLO 19 – LIBERTÀ DI ESPRESSIONE

Ogni individuo ha diritto alla libertà di opinione e di espressione, incluso il diritto di non subire interferenze con le proprie opinioni e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo per qualsiasi tipo di frontiera.

Nel Sudan, dozzine di difensori dei diritti umani sono stati arrestati e torturati dai servizi segreti nazionali e dalle forze della sicurezza.

In Etiopia, due importanti difensori dei diritti umani sono stati giudicati colpevoli con false accuse e condannati a quasi tre anni di carcere.

In Somalia, un importante difensore dei diritti umani è stato assassinato.

Nella Repubblica Democratica del Congo, il governo attacca e minaccia i difensori dei diritti umani e ne limita la libertà di espressione e di associazione. Nel 2007, le condizioni stabilite dalla Legge sulla Stampa del 2004 sono state usate dal governo per censurare i giornali e limitare la libertà di espressione.

La Russia ha represso i dissidenti politici, ha fatto pressione o chiuso media indipendenti e ha perseguitato organizzazioni non governative. Pacifiche dimostrazioni pubbliche sono state dissipate con la forza, e avvocati, difensori dei diritti umani e giornalisti sono stati minacciati e aggrediti. Negli ultimi otto anni, l’assassinio di giornalisti, tutti critici verso le politiche e le attività del governo, resta insoluto.

In Iraq, almeno 37 impiegati iracheni dei network mediatici sono stati uccisi nel 2008 e 235 sono stati uccisi dall’invasione del marzo 2003, rendendo l’Iraq il posto più pericoloso del mondo per i giornalisti.

ARTICOLO 21 – DIRITTO ALLA DEMOCRAZIA

“1. Ogni individuo ha diritto di partecipare al governo del proprio paese, sia direttamente, sia attraverso rappresentanti liberamente scelti.

2. Ogni individuo ha diritto di accedere in condizioni di eguaglianza ai pubblici impieghi del proprio Paese.

3. La volontà popolare è il fondamento dell’autorità del governo; tale volontà deve essere espressa attraverso periodiche e veritiere elezioni, effettuate a suffragio universale ed eguale, ed a voto segreto, o secondo una procedura equivalente di libera votazione.”

Nello Zimbabwe, centinaia di difensori dei diritti umani e di membri del principale partito di opposizione, il Movimento per il Cambiamento Democratico (MDC), sono stati arrestati per aver partecipato a riunioni pacifiche.

In Pakistan, è stato ordinato l’arresto di migliaia di avvocati, giornalisti, difensori dei diritti umani ed attivisti politici che richiedevano democrazia, norme giuridiche e una magistratura indipendente.

A Cuba, alla fine del 2007, sessantadue prigionieri politici sono rimasti in prigione a causa delle loro vedute o attività politiche non violente.

SOMMARIO

Esistono dei diritti umani, rappresentati dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e dall’intero corpo delle leggi internazionali sui diritti umani. Sono riconosciuti almeno come principio dalla maggior parte delle nazioni e rappresentano il cuore di molte costituzioni nazionali. Tuttavia, l’effettiva situazione del mondo è ancora molto distante dagli ideali concepiti nella Dichiarazione.

Per alcuni, la piena realizzazione dei diritti umani è una meta remota ed irraggiungibile. Anche le leggi internazionali sui diritti umani sono difficili da far rispettare e portare avanti una denuncia può richiedere anni e una gran quantità di denaro. Queste leggi internazionali hanno una funzione limitatrice, ma non sono sufficienti a fornire un’adeguata protezione dei diritti umani, come evidenziato dalla dura realtà degli abusi perpetrati ogni giorno.

La discriminazione dilaga in tutto il mondo. Migliaia di persone sono in prigione per aver detto ciò che pensavano. Tortura e carcerazioni motivate da questioni politiche, spesso senza processo, sono attività comuni, condonate e praticate anche in alcune nazioni democratiche.

Ma tu puoi fare la differenza. Informati leggendo relazioni sui diritti umani in tutto il mondo.

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Tratto da: http://www.unitiperidirittiumani.it/what-are-human-rights/violations-of-human-rights/

Legge Internazionale sui Diritti Umani

Entro il 1948, la nuova Commissione delle Nazioni Unite per i Diritti Umani aveva ormai catturato l’attenzione del mondo. Sotto l’attiva presidenza di Eleanor Roosevelt (vedova del presidente Franklin Roosevelt, paladina dei diritti umani e delegata degli Stati Uniti presso le Nazioni Unite) la Commissione decise di redigere il documento che divenne la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Eleanor Roosevelt, la sua ispiratrice, parlò della

Dichiarazione come della “Magna Carta internazionale dell’intera umanità”. Essa fu adottata dalle Nazioni Unite il 10 dicembre 1948.

Nel preambolo e nell’Articolo 1, la Dichiarazione proclama inequivocabilmente i diritti innati di ogni essere umano: “La noncuranza e il disprezzo per i diritti umani hanno prodotto atti barbarici che hanno oltraggiato la coscienza dell’umanità, e l’avvento di un mondo dove gli esseri umani possono godere di libertà di parola e credo, libertà dalla paura e dalla povertà è stata proclamata come la più elevata aspirazione della gente comune… Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti.”

Gli stati membri delle Nazioni Unite si impegnarono a lavorare insieme per promuovere i trenta articoli sui diritti umani che, per la prima volta nella storia, sono stati riuniti e codificati in un singolo documento. Di conseguenza, molti di questi diritti, in varie forme, fanno oggi parte delle leggi costituzionali delle nazioni democratiche.

La Dichiarazione Universale dei Diritti Umani è uno standard ideale che le nazioni di tutto il mondo condividono, ma non ha forza di legge. Pertanto, tra il 1948 ed il 1966, il compito principale della Commissione delle Nazioni Unite per i Diritti Umani è stato quello di creare un corpo di leggi internazionali sui diritti umani basato sulla Dichiarazione e di istituire i meccanismi necessari a farne osservare l’attuazione e l’uso.

La Commissione sui Diritti Umani ha creato due importanti documenti: il Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici (ICCPR) e il Patto Internazionale sui Diritti Economici, Sociali e Culturali (ICESCR). Entrambi divennero leggi internazionali nel 1976. Insieme alla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, questi due Patti costituiscono quello che è noto come Documento Internazionale dei Diritti.

La ICCPR si concentra su questioni quali il diritto alla vita, la libertà di parola, di religione e di voto. La ICESCR si concentra sul cibo, istruzione, salute e asilo. Entrambi questi patti proclamano questi diritti per tutte le persone e proibiscono la discriminazione.

L’articolo 26 della ICCPR diede vita al Comitato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani. Il Comitato, composto da esperti sui diritti umani, è responsabile di assicurarsi che ogni firmatario dell’ICCPR adempia alle sue funzioni. Il Comitato esamina i rapporti forniti dai vari Paesi ogni cinque anni per assicurarsi che stiano adempiendo al Patto e pubblica i suoi ritrovamenti in merito alle prestazioni di ogni paese.

Molte nazioni che ratificarono l’ICCPR accettarono anche che il Comitato per i Diritti Umani potesse indagare in merito ad affermazioni da parte di individui ed organizzazioni inerenti a violazioni dei loro diritti da parte dello stato. Prima di presentare un appello al Comitato, il querelante deve aver fatto tutti i ricorsi legali nei tribunali di quel paese. In seguito all’indagine, il Comitato ne pubblica i risultati. Questi ritrovamenti hanno un grande potere. Se il Comitato appoggia le affermazioni del querelante, lo stato interessato deve intraprendere delle misure per porre rimedio all’abuso.

SUCCESSIVI DOCUMENTI SUI DIRITTI UMANI DELLE NAZIONI UNITE

In aggiunta agli accordi inclusi nel Documento Internazionale dei Diritti, le Nazioni Unite hanno adottato più di venti trattati principali che trattano ulteriormente i diritti umani. Questi includono convenzioni per prevenire e proibire specifici abusi quali la tortura ed il genocidio e per proteggere specifici elementi vulnerabili della popolazione, quali i rifugiati (Convenzione Relativa allo Status dei Rifugiati, 1951), le donne (Convenzione sull’Eliminazione di Tutte le Forme di Discriminazione Contro le Donne, 1979) ed i bambini (Convenzione sui Diritti dell’Infanzia, 1989). Altre convenzioni trattano della discriminazione razziale, della prevenzione del genocidio, dei diritti politici delle donne, della proibizione della schiavitù e della tortura.

Ognuno di questi trattati ha istituito un comitato di esperti per monitorare l’attuazione delle relative disposizioni da parte degli Stati membri.

CONVENZIONE EUROPEA DEI DIRITTI UMANI

La Dichiarazione Universale dei Diritti Umani è servita da ispirazione per la Convenzione Europea dei Diritti Umani, uno degli accordi più significativi della Comunità Europea. La Convenzione fu adottata nel 1953 dal Consiglio d’Europa, un’organizzazione intergovernativa fondata nel 1949 e composta dai 47 stati membri della Comunità Europea. Questo ente fu fondato per rafforzare i diritti umani, promuovere la democrazia e le norme giuridiche.

La Convenzione viene mantenuta in vigore dalla Corte Europea per i Diritti Umani di Strasburgo, in Francia. Chiunque dichiari di essere vittima di una violazione in uno degli stati della Comunità Europea che ha firmato e ratificato la Convenzione, può cercare soccorso presso la Corte Europea. Una persona deve prima aver fatto tutti i ricorsi legali nei tribunali del suo paese ed aver presentato una richiesta di soccorso alla Corte Europea per i Diritti Umani di Strasburgo.

STRUMENTI PER I DIRITTI UMANI PER LE AMERICHE, AFRICA E ASIA

Nel Nord e nel Sud America, in Africa ed in Asia, vi sono documenti locali per la protezione e la promozione dei diritti umani che estendono il Documento Internazionale dei Diritti Umani.

La Convenzione Americana sui Diritti Umani si riferisce a tutti gli stati americani (le “Americhe”) ed entrò in vigore nel 1978.

Gli stati africani crearono la loro Carta dei Diritti dell’Uomo e dei Popoli (1981) e gli stati musulmani crearono la Dichiarazione del Cairo sui Diritti Umani nell’Islam (1990).

La Carta Asiatica dei Diritti Umani (1986) fu creata dalla Commissione Asiatica dei Diritti Umani, fondata quello stesso anno da un gruppo di giuristi e attivisti dei diritti umani ad Hong Kong. La Carta è descritta come uno “statuto del popolo”, poiché tuttora non ne è stata pubblicata alcuna a livello governativo.

SCARICA I DOCUMENTI SUI DIRITTI UMANI

1. Protocollo facoltativo del Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici adottato e aperto alla firma, ratifica ed adesione tramite risoluzione dell’Assemblea Generale 2200A (XXI) del 16 dicembre 1966 entrata in vigore il 23 marzo 1976, in conformità all’Articolo 9 Download >>

2. Secondo Protocollo facoltativo del Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici, finalizzato all’abolizione della pena di morte approvata e proclamata tramite risoluzione dell’Assemblea Generale 44/128 del 15 dicembre 1989 Download >>

3. Patto Internazionale sui Diritti Economici, Sociali e Culturali, adottato e aperto alla firma, ratifica ed adesione tramite risoluzione dell’Assemblea Generale 2200A (XXI) del 16 dicembre 1966 entrata in vigore il 3 gennaio 1976, ai sensi dell’Articolo 27 Download >>

4. Convenzione per la Salvaguardia dei Diritti Umani e delle Libertà Fondamentali, come modificato dal Protocollo n.11 con Protocollo n.1, 4, 6, 7, 12 e 13 Download >>

5. Carta Africana (Banjul) dei Diritti dell’Uomo e dei Popoli (adottata il 27 giugno 1981, OUA doc. CAB/LEG/67/3 riv. 5, 21 ILM 58 [1982], entrato in vigore il 21 ottobre 1986) Download >>

6. Convenzione Americana sui Diritti Umani Trattato O.A.S. Serie n. 36, 1144 U.N.T.S. 123, entrato in vigore 18 luglio 1978, ristampato nei Documenti di Base Relativi ai Diritti Umani nel Sistema Interamericano, OEA/Ser.LV/II.82 doc. 6 Riv. 1 a 25 (1992) Download >>

Tratto da: http://www.unitiperidirittiumani.it/what-are-human-rights/international-human-rights-law/

Dichiarazione Universale dei Diritti Umani

INTRODUZIONE

Il 24 ottobre 1945, subito dopo la Seconda Guerra Mondiale, nacquero le Nazioni Unite come organizzazione intergovernativa per il salvataggio delle generazioni future dalla devastazione di un conflitto internazionale.

Rappresentanti delle Nazioni Unite da tutte le regioni del mondo adottano formalmente la Dichiarazione Universale per i Diritti Umani il 10 Dicembre 1948.

Lo Statuto delle Nazioni Unite fondò sei enti principali, tra cui l’Assemblea Generale, il Consiglio di Sicurezza, la Corte Internazionale di Giustizia e, in relazione ai diritti umani, un Consiglio Economico e Sociale (ECOSOC).

Lo Statuto delle Nazioni Unite affidò a ECOSOC il compito di istituire “commissioni nel campo economico e sociale per la promozione dei diritti umani…” Tra queste c’era la Commissione per i Diritti Umani delle Nazioni Unite che, sotto la presidenza di Eleanor Roosevelt, si occupò della creazione della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani.

La Dichiarazione fu redatta dai rappresentanti di tutte le aree del mondo ed includeva tutte le usanze legali. Adottata formalmente dalle Nazioni Unite il 10 dicembre 1948, è il documento sui diritti umani più universale che esista e delinea i diritti fondamentali che formano le basi per una società democratica.

A seguito di questo atto storico, l’Assemblea fece appello a tutti gli stati membri di divulgare il testo della Dichiarazione “affinché venga disseminata, esposta, letta e spiegata principalmente nelle scuole ed in altre istituzioni educative, senza distinzione basata sulla posizione politica dei paesi o dei territori”.

La Dichiarazione è un documento concreto che è ora stato accettato come contratto tra un governo e la sua gente in tutto il mondo. Secondo il Libro del Guinness dei Primati Mondiali, è il documento più tradotto nel mondo.

Leggi il testo completo della dichiarazione

PREAMBOLO

Considerato che il riconoscimento della dignità intrinseca e dei diritti uguali e inalienabili di tutti i membri della famiglia umana è il fondamento della libertà, della giustizia e della pace nel mondo,

Considerato che il disconoscimento e il disprezzo dei diritti umani hanno portato ad atti di barbarie che offendono la coscienza dell’umanità, e che l’avvento di un mondo in cui gli esseri umani godano della libertà di parola e di credo e della libertà dal timore e dal bisogno è stato proclamato come la più alta aspirazione della gente comune,

Considerato che è essenziale, se l’uomo non deve essere costretto a ricorrere, come ultima risorsa, alla ribellione contro la tirannia e l’oppressione, che i diritti umani siano protetti da norme di legge,

Considerato che è indispensabile promuovere lo sviluppo di rapporti amichevoli tra le Nazioni,

Considerato che i popoli delle Nazioni Unite hanno riaffermato nello Statuto la loro fede nei diritti fondamentali dell’uomo, nella dignità e nel valore della persona umana, nell’uguaglianza dei diritti dell’uomo e della donna, ed hanno deciso di promuovere il progresso sociale e un miglior tenore di vita in una maggiore libertà,

Considerato che gli Stati membri si sono impegnati a perseguire, in cooperazione con le Nazioni Unite, la promozione del rispetto e l’osservanza universale dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali,

Considerato che una concezione comune di questi diritti e libertà è della massima importanza per la piena realizzazione di questi impegni,

Quindi,

L’Assemblea Generale,

proclama la presente Dichiarazione Universale dei Diritti Umani come ideale comune da raggiungersi da tutti i popoli e da tutte le Nazioni, al fine che ogni individuo ed ogni organo della società, avendo costantemente presente questa Dichiarazione, si sforzi di promuovere, con l’insegnamento e l’educazione, il rispetto di questi diritti e di queste libertà e di garantirne, mediante misure progressive di carattere nazionale e internazionale, l’universale ed effettivo riconoscimento e rispetto tanto fra i popoli degli stessi Stati membri, quanto fra quelli dei territori sottoposti alla loro giurisdizione.

Articolo 1.

Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.

Articolo 2.

Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciate nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione.

Nessuna distinzione sarà inoltre stabilita sulla base dello statuto politico, giuridico o internazionale del paese o del territorio cui una persona appartiene, sia indipendente, o sottoposto ad amministrazione fiduciaria o non autonomo, o soggetto a qualsiasi altra limitazione di sovranità.

Articolo 3.

Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà ed alla sicurezza della propria persona.

Articolo 4.

Nessun individuo potrà essere tenuto in stato di schiavitù o di servitù; la schiavitù e la tratta degli schiavi saranno proibite sotto qualsiasi forma.

Articolo 5.

Nessun individuo potrà essere sottoposto a tortura o a trattamento o a punizione crudeli, inumani o degradanti.

Articolo 6.

Ogni individuo ha diritto, in ogni luogo, al riconoscimento della sua personalità giuridica.

Articolo 7.

Tutti sono eguali dinanzi alla legge e hanno diritto, senza alcuna discriminazione, ad una eguale tutela da parte della legge. Tutti hanno diritto ad una eguale tutela contro ogni discriminazione che violi la presente Dichiarazione come contro qualsiasi incitamento a tale discriminazione.

Articolo 8.

Ogni individuo ha diritto ad un’effettiva possibilità di ricorso ai competenti tribunali contro atti che violino i diritti fondamentali a lui riconosciuti dalla costituzione o dalla legge.

Articolo 9.

Nessun individuo potrà essere arbitrariamente arrestato, detenuto o esiliato.

Articolo 10.

Ogni individuo ha diritto, in posizione di piena uguaglianza, ad una equa e pubblica udienza davanti ad un tribunale indipendente e imparziale, al fine della determinazione dei suoi diritti e dei suoi doveri, nonché della fondatezza di ogni accusa penale che gli venga rivolta.

Articolo 11.
  1. Ogni individuo accusato di un reato è presunto innocente sino a che la sua colpevolezza non sia stata provata legalmente in un pubblico processo nel quale egli abbia avuto tutte le garanzie necessarie per la sua difesa.
  2. Nessun individuo sarà condannato per commissioni od omissioni che, al momento in cui sia stato perpetrato, non costituisse reato secondo il diritto interno o secondo il diritto internazionale. Non potrà parimenti essere inflitta alcuna pena superiore a quella applicabile al momento in cui il reato sia stato commesso.
Articolo 12.

Nessun individuo potrà essere sottoposto ad interferenze arbitrarie nella sua vita privata, nella sua famiglia, nella sua casa, nella sua corrispondenza, né a lesione del suo onore e della sua reputazione. Ogni individuo ha diritto ad essere tutelato dalla legge contro tali interferenze o lesioni.

Articolo 13.
  1. Ogni individuo ha diritto alla libertà di movimento e di residenza entro i confini di ogni Stato.
  2. Ogni individuo ha diritto di lasciare qualsiasi paese, incluso il proprio e di ritornare nel proprio paese.
Articolo 14.
  1. Ogni individuo ha il diritto di cercare e di godere in altri Paesi asilo dalle persecuzioni.
  2. Questo diritto non potrà essere invocato qualora l’individuo sia realmente ricercato per reati non politici o per azioni contrarie ai fini e ai principi delle Nazioni Unite.
Articolo 15.
  1. Ogni individuo ha diritto ad una cittadinanza.
  2. Nessun individuo potrà essere arbitrariamente privato della sua cittadinanza, né del diritto di mutare cittadinanza.
Articolo 16.
  1. Uomini e donne in età adatta hanno il diritto di sposarsi e di fondare una famiglia, senza alcuna limitazione di razza, cittadinanza o religione. Essi hanno eguali diritti riguardo al matrimonio, durante il matrimonio e all’atto del suo scioglimento.
  2. Il matrimonio potrà essere concluso soltanto con il libero e pieno consenso dei relativi coniugi.
  3. La famiglia è il nucleo naturale e fondamentale della società e ha diritto ad essere protetta dalla società e dallo Stato.
Articolo 17.
  1. Ogni individuo ha il diritto ad avere una proprietà sua personale o in comune con altri.
  2. Nessun individuo potrà essere arbitrariamente privato della sua proprietà.
Articolo 18.

Ogni individuo ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione; tale diritto include la libertà di cambiare religione o credo, e la libertà di manifestare, isolatamente o in comune, e sia in pubblico che in privato, la propria religione o il proprio credo nell’insegnamento, nelle pratiche, nel culto e nell’osservanza dei riti.

Articolo 19.

Ogni individuo ha diritto alla libertà di opinione e di espressione, incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione, e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e frontiera.

Articolo 20.
  1. Ogni individuo ha diritto alla libertà di riunione e di associazione pacifica.
  2. Nessuno può essere costretto a far parte di un’associazione.
  3. Articolo 21.
    1. Ogni individuo ha diritto di partecipare al governo del proprio paese, sia direttamente, sia attraverso rappresentanti liberamente scelti.
    2. Ogni individuo ha diritto di accedere in condizioni di eguaglianza ai pubblici impieghi del proprio paese.
    3. La volontà popolare è il fondamento dell’autorità del governo; tale volontà deve essere espressa attraverso periodiche e veritiere elezioni, effettuate a suffragio universale ed eguale, a voto segreto o secondo una procedura equivalente di libera votazione.
    Articolo 22.

    Ogni individuo in quanto membro della società, ha diritto alla sicurezza sociale nonché alla realizzazione, attraverso lo sforzo nazionale e la cooperazione internazionale ed in rapporto con l’organizzazione e le risorse di ogni Stato, dei diritti economici, sociali e culturali indispensabili alla sua dignità ed al libero sviluppo della sua personalità.

    Articolo 23.
    1. Ogni individuo ha diritto al lavoro, alla libera scelta dell’impiego, a giuste e soddisfacenti condizioni di lavoro ed alla protezione contro la disoccupazione.
    2. Ogni individuo, senza discriminazione, ha diritto ad eguale retribuzione per eguale lavoro.
    3. Ogni individuo che lavora ha diritto ad una remunerazione equa e soddisfacente che assicuri a lui stesso e alla sua famiglia una esistenza conforme alla dignità umana ed integrata, se necessario, ad altri mezzi di protezione sociale.
    4. Ogni individuo ha diritto di fondare dei sindacati e di aderirvi per la difesa dei propri interessi.
    Articolo 24.

    Ogni individuo ha diritto al riposo ed allo svago, comprendendo in ciò una ragionevole limitazione delle ore di lavoro e ferie periodiche retribuite.

    Articolo 25.
    1. Ogni individuo ha diritto ad un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia, con particolare riguardo all’alimentazione, al vestiario, all’abitazione e alle cure mediche e ai servizi sociali necessari; ha diritto alla sicurezza in caso di disoccupazione, malattia, invalidità, vedovanza, vecchiaia o in altro caso di perdita di mezzi di sussistenza per circostanze indipendenti dalla sua volontà.
    2. La maternità e l’infanzia hanno diritto a speciali cure ed assistenza. Tutti i bambini, nati nel matrimonio o fuori da esso, devono godere della stessa protezione sociale.
    Articolo 26.
    1. Ogni individuo ha diritto all’istruzione. L’istruzione deve essere gratuita almeno per quanto riguarda le classi elementari e di base. L’istruzione elementare deve essere obbligatoria. L’istruzione tecnica e professionale deve essere messa alla portata di tutti e l’istruzione superiore deve essere egualmente accessibile a tutti sulla base del merito.
    2. L’istruzione deve essere indirizzata al pieno sviluppo della personalità umana ed al rafforzamento del rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali. Essa deve promuovere la comprensione, la tolleranza, l’amicizia fra tutte le nazioni, i gruppi razziali e religiosi, e deve favorire l’opera delle Nazioni Unite per il mantenimento della pace.
    3. I genitori hanno diritto di priorità nella scelta del genere di istruzione da impartire ai loro figli.
    Articolo 27.
    1. Ogni individuo ha diritto di prendere parte liberamente alla vita culturale della comunità, di godere delle arti e di partecipare al progresso scientifico ed ai suoi benefici.
    2. Ogni individuo ha diritto alla protezione degli interessi morali e materiali derivanti da ogni produzione scientifica, letteraria e artistica di cui egli sia autore.
    Articolo 28.

    Ogni individuo ha diritto ad un ordine sociale e internazionale nel quale i diritti e le libertà enunciati in questa Dichiarazione possano essere pienamente realizzati.

    Articolo 29.
    1. Ogni individuo ha dei doveri verso la comunità, poiché soltanto in essa è possibile il libero e pieno sviluppo della sua personalità.
    2. Nell’esercizio dei suoi diritti e delle sue libertà, ognuno deve essere sottoposto soltanto a quelle limitazioni che sono stabilite dalla legge per assicurare il riconoscimento e il rispetto dei diritti e delle libertà degli altri e per soddisfare le giuste esigenze della morale, dell’ordine pubblico e del benessere generale in una società democratica.
    3. Questi diritti e queste libertà non possono in nessun caso essere esercitati in contrasto con i fini e principi delle Nazioni Unite.
    Articolo 30.

    Nulla nella presente Dichiarazione può essere interpretato nel senso di implicare un diritto per un qualsiasi Stato, gruppo o persona, di esercitare un’attività o di compiere un atto mirante alla distruzione di alcuno dei diritti e delle libertà in essa enunciati.

Tratto da: http://www.unitiperidirittiumani.it/what-are-human-rights/universal-declaration-of-human-rights/

Una Breve Storia dei Diritti Umani

Il Cilindro di Ciro (539 a.C.)

I decreti di Ciro in materia di diritti umani furono incisi in lingua accadica su un cilindro di creta.
I decreti di Ciro in materia di diritti umani furono incisi in lingua accadica su un cilindro di creta.
Ciro il Grande, il primo re di Persia, liberò gli schiavi di Babilonia nel 539 a.C.
Ciro il Grande, il primo re di Persia, liberò gli schiavi di Babilonia nel 539 a.C.

Nel 539 a.C., gli eserciti di Ciro il Grande, primo re dell’antica Persia, conquistarono la città di Babilonia. Ma fu la sua azione successiva a segnare veramente un passo importante per l’Uomo. Liberò gli schiavi, dichiarò che ognuno aveva il diritto di scegliere la propria religione e stabilì l’uguaglianza tra le razze. Questi ed altri decreti furono incisi su un cilindro di argilla cotta, in lingua accadica, con la scrittura cuneiforme.Nota oggi con il nome di Cilindro di Ciro, quest’antica incisione è stata ora riconosciuta come il primo documento al mondo sui diritti umani. È tradotta nelle sei lingue ufficiali delle Nazioni Unite e le sue clausole equivalgono ai primi quattro articoli della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani.

La Diffusione dei Diritti Umani

Da Babilonia, l’idea dei diritti umani si diffuse rapidamente in India, in Grecia ed infine a Roma. Lì nacque il concetto di “legge naturale”, a seguito dell’osservazione che le persone nel corso della vita tendevano a seguire determinate leggi non scritte e che la legge di Roma si basava su idee razionali derivate dalla natura delle cose.

I documenti che asseriscono i diritti individuali, come la Magna Carta (1215), la Petizione dei Diritti (1628), la Costituzione degli Stati Uniti (1787), la Dichiarazione Francese dei Diritti dell’Uomo e dei Cittadini (1789) e la Carta dei Diritti degli Stati Uniti (1791) sono i precursori scritti di molti documenti odierni sui diritti umani.

La Magna Carta (1215)

La Magna Carta, firmata dal Re d’Inghilterra nel 1215, fu una svolta decisiva nei diritti umani.

La Magna Carta, ovvero “Grande Carta Costituzionale”, può essere definita la più significativa e antica influenza del lungo processo storico che portò alla norma della legge costituzionale odierna nel mondo anglosassone.

Nel 1215, dopo la violazione di una gran quantità di antiche leggi e usanze che governavano l’Inghilterra da parte del re Giovanni d’Inghilterra, questi fu costretto dai suoi sudditi a firmare la Magna Carta, che elencava quelli che successivamente vennero considerati i diritti umani. Tra di essi c’era il diritto della Chiesa di essere libera dall’interferenza del governo, il diritto di tutti i cittadini liberi di possedere ed ereditare la proprietà e di essere protetti da tasse eccessive. Stabiliva il diritto di decidere di non risposarsi da parte di vedove che possedevano delle proprietà e stabiliva i principi del processo imparziale e dell’uguaglianza di fronte alla legge. Conteneva inoltre disposizioni che proibivano la corruzione e il malgoverno da parte di pubblici ufficiali.

Considerato ampiamente tra i più importanti documenti legali nello sviluppo della democrazia moderna, la Magna Carta costituisce un punto di svolta cruciale nella lotta per la libertà.

Petizione dei Diritti (1628)

Nel 1628 il Parlamento Inglese mandò questa enunciazione di libertà civili al Re Carlo I.

La prossima pietra miliare registrata nel corso dell’evoluzione dei diritti umani fu la Petizione dei Diritti, creata nel 1628 dal Parlamento Inglese e inviata a Carlo I, come dichiarazione delle libertà civili. Il rifiuto da parte del Parlamento di finanziare l’impopolare politica estera del re aveva fatto sì che il suo governo esigesse prestiti forzati e alloggiasse le truppe nelle case dei sudditi, come misura economica. L’arresto e l’imprigionamento arbitrari di coloro che si opponevano a queste direttive avevano prodotto nel Parlamento una violenta ostilità nei confronti di Carlo e di George Villiers, il duca di Buckingham. La Petizione dei Diritti, promossa da Sir Edward Coke, si basava su leggi e statuti precedenti, ed asseriva quattro principi: (1) Nessuna tassa poteva essere imposta senza il consenso del Parlamento, (2) Nessuno poteva essere imprigionato senza una prova (una riaffermazione del diritto noto come “habeas corpus”), (3) Nessun soldato poteva essere alloggiato dalla cittadinanza e (4) La legge marziale non poteva essere usata in tempo di pace.

La Dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti (1776)

Nel 1776, Thomas Jefferson, scrisse la Dichiarazione d’Indipendenza Americana.

Il 4 luglio 1776, il Congresso degli Stati Uniti approvò la Dichiarazione di Indipendenza. Il suo principale autore, Thomas Jefferson, scrisse la Dichiarazione come spiegazione formale dei motivi per cui il 2 luglio il Congresso aveva votato dichiarando la propria indipendenza dalla Gran Bretagna, più di un anno dopo lo scoppio della Guerra di Indipendenza Americana, e come dichiarazione del fatto che le tredici colonie americane non facevano più parte dell’Impero Britannico. Il Congresso pubblicò la Dichiarazione di Indipendenza in varie forme. Inizialmente fu pubblicata tramite un manifesto stampato che fu ampiamente distribuito e letto al pubblico.

Dal punto di vista filosofico, la Dichiarazione sottolineava due argomenti: i diritti individuali e il diritto alla rivoluzione. Queste idee furono ampiamente condivise dagli americani e si diffusero anche a livello internazionale, influenzando in modo particolare la Rivoluzione Francese.

La Costituzione degli Stati Uniti d’America (1787) e la Carta dei Diritti (1791)

La Dichiarazione dei Diritti della Costituzione degli Stati Uniti protegge le libertà basilari dei cittadini statunitensi.

Redatta nell’estate del 1787 a Filadelfia, la Costituzione degli Stati Uniti d’America è la legge fondamentale del sistema di governo federale statunitense e costituisce il documento che rappresenta la pietra miliare per il mondo occidentale. È la più antica costituzione nazionale scritta che sia attualmente in uso; definisce i principali organi di governo e le relative giurisdizioni, nonché i diritti basilari dei cittadini.

I primi 10 emendamenti della Costituzione (chiamata la Carta dei Diritti) entrarono in vigore il 15 dicembre 1791, per limitare i poteri del governo federale statunitense e proteggere i diritti di tutti i cittadini, i residenti e i visitatori sul territorio americano.

La Carta dei Diritti protegge la libertà di parola e di religione, il diritto di possedere e portare armi, la libertà di riunione e la libertà di petizione. Proibisce inoltre immotivate perquisizioni e confische di beni, punizioni crudeli e inconsuete, e l’autoincriminazione forzata. Tra le protezioni legali che essa conferisce, la Carta dei Diritti proibisce al Congresso di promulgare leggi relative all’istituzione della religione e proibisce al governo federale di privare qualsiasi persona della propria vita, della libertà o della proprietà senza un regolare processo. Nel caso di crimini federali, richiede un’accusa formale da parte di un gran giurì per qualsiasi reato capitale, o reato “infamante”, e garantisce un rapido processo pubblico di fronte ad una giuria imparziale nel distretto in cui il crimine ha avuto luogo, oltre ad impedire un secondo processo per lo stesso reato.

Dichiarazione dei diritti dell’uomo e dei cittadini (1789)

A seguito della Rivoluzione Francese nel 1789, la Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e dei Cittadini garantiva specifiche libertà dall’oppressione, come “espressione della volontà generale”.

Nel 1789 la popolazione francese arrivò ad abolire la monarchia assoluta preparando il terreno per la creazione della prima Repubblica Francese. Solo sei settimane dopo la presa della Bastiglia, e appena tre settimane dopo l’abolizione del sistema feudale, la Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e dei Cittadini (in francese: Declaration des droits de l’Homme et du citoyen) fu adottata dall’Assemblea Costituente Nazionale come primo passo verso la stesura di una costituzione per la Repubblica Francese.

La Dichiarazione proclama che a tutti i cittadini vanno garantiti i diritti di “libertà, proprietà, sicurezza e resistenza all’oppressione”. Sostiene che la necessità della legge deriva dal fatto che “i limiti nell’esercizio dei diritti naturali di ogni uomo sono esclusivamente quelli che garantiscono agli altri membri della società di poter esercitare a loro volta quegli stessi diritti”. Pertanto, la Dichiarazione considera la legge come “l’espressione della volontà generale”, volta a promuovere questa uguaglianza dei diritti e a proibire “solo azioni dannose per la società”.

La Prima Convenzione di Ginevra (1864)

Il documento originale dalla prima Convenzione di Ginevra nel 1864, fornito per prendersi cura di soldati feriti.

Nel 1864, sedici paesi europei e diversi stati americani parteciparono a una conferenza a Ginevra, invitati dal Consiglio Federale Svizzero per iniziativa della Commissione di Ginevra. La conferenza diplomatica fu tenuta allo scopo di adottare una convenzione per il trattamento dei soldati feriti in combattimento.

I principi chiave espressi nella Convenzione, e mantenuti in tutte le successive Convenzioni di Ginevra, includevano l’obbligo di fornire cure senza alcuna discriminazione al personale militare ferito o malato, il rispetto dei veicoli di trasporto del personale medico e delle relative attrezzature e la relativa segnalazione tramite il simbolo distintivo della croce rossa su sfondo bianco.

Le Nazioni Unite (1945)

Cinquanta nazioni si sono riunite a San Francisco nel 1945 e hanno formato le Nazioni Unite per proteggere e promuovere la pace.

La Seconda Guerra Mondiale aveva imperversato dal 1939 al 1945, e verso la sua fine le città di tutta l’Europa e dell’Asia erano ridotte a cumuli di macerie fumanti. Milioni di persone erano morte e altri milioni erano prive di casa o morivano di fame. Le armate russe stavano circondando quanto restava della resistenza tedesca bombardando la capitale, Berlino. Nel Pacifico, la marina statunitense stava ancora combattendo contro le forze giapponesi, trincerate su isole come Okinawa.

Nell’aprile del 1945, i delegati di cinquanta paesi si riunirono a San Francisco, pieni di ottimismo e di speranza. L’Assemblea delle Nazioni Unite sull’Organizzazione Internazionale aveva lo scopo di costituire un corpo internazionale per promuovere la pace e prevenire guerre future. Gli ideali dell’organizzazione erano asseriti nel preambolo dello statuto proposto: “Noi, popoli delle Nazioni Unite, siamo determinati a preservare le generazioni future dal flagello della guerra, che già due volte nella nostra vita ha portato indicibili sofferenze all’umanità”.

Lo statuto della nuova organizzazione delle Nazioni Unite entrò in vigore il 24 ottobre 1945, data che viene celebrata ogni anno come il Giorno delle Nazioni Unite.

La Dichiarazione Universale dei Diritti Umani (1948)

La Dichiarazione Universale dei Diritti Umani ha fatto nascere diverse leggi e trattati sui diritti umani in tutto il mondo.

Entro il 1948, la nuova Commissione delle Nazioni Unite per i Diritti Umani aveva ormai catturato l’attenzione del mondo. Sotto l’attiva presidenza di Eleanor Roosevelt (vedova del presidente Franklin Roosevelt, paladina lei stessa dei diritti umani e delegata degli Stati Uniti presso le Nazioni Unite) la Commissione decise di redigere il documento che divenne la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Eleanor Roosevelt, sua ispiratrice, parlò della Dichiarazione come della Magna Carta internazionale dell’intera umanità. Essa fu adottata dalle Nazioni Unite il 10 dicembre 1948.

Nel preambolo e nell’Articolo 1, la Dichiarazione proclama inequivocabilmente i diritti innati di ogni essere umano: “La noncuranza e il disprezzo per i diritti umani hanno prodotto atti barbarici che hanno oltraggiato la coscienza dell’umanità; l’avvento di un mondo in cui gli esseri umani possono godere di libertà di parola e credo, libertà dalla paura e dalla povertà è stata proclamata come la più elevata aspirazione della gente comune… Tutti gli esseri umani sono nati liberi e con uguali diritti e dignità.”

Gli stati membri delle Nazioni Unite si sono impegnati a lavorare insieme per promuovere gli articoli sui diritti umani che, per la prima volta nella storia, erano stati riuniti e codificati in un documento unico. Di conseguenza, molti di questi diritti, in varie forme, fanno oggi parte delle leggi costituzionali delle nazioni democratiche.

Tratto da: http://www.unitiperidirittiumani.it/what-are-human-rights/brief-history/

Definizione dei Diritti Umani

Se andassi a chiedere alle persone per la strada: “Che cosa sono i diritti umani?” potresti avere molte risposte diverse. Ti elencheranno i diritti che conoscono, ma pochissimi conoscono tutti i loro diritti.

In base alle definizioni date sopra, un diritto consiste in una libertà di qualche tipo. È qualcosa che ti spetta, per il fatto di essere umano.

I diritti umani si basano sul principio del rispetto nei confronti dell’individuo. La loro premessa fondamentale è che ogni persona è un essere morale e razionale che merita di essere trattato con dignità. Sono chiamati diritti umani perché sono universali. Mentre alcune nazioni o singoli gruppi godono di diritti specifici che si applicano esclusivamente ad essi, i diritti umani sono i diritti che appartengono ad ogni persona semplicemente perché è viva, indipendentemente da chi sia o da dove viva.

Tuttavia molte persone, se si chiede loro di menzionare i propri diritti, citeranno soltanto la libertà di parola e di fede o forse un paio di altri diritti. Non c’è dubbio che questi diritti siano importanti, ma il raggio di applicazione dei diritti umani è molto vasto. Significano potere di scelta e opportunità. Significano libertà di ottenere un lavoro, di intraprendere una carriera, di scegliersi il proprio partner e di crescere i propri figli. Includono il diritto a viaggiare in lungo e in largo, di lavorare con profitto senza essere maltrattati, senza subire abusi e senza la minaccia di un licenziamento arbitrario. Comprendono persino il diritto al tempo libero.

In passato, non c’erano diritti umani. Successivamente si sviluppò l’idea che le persone dovessero avere determinate libertà. Quell’idea, subito dopo la Seconda Guerra Mondiale, diede infine alla luce il documento noto come Dichiarazione Universale dei Diritti Umani ed i trenta diritti che appartengono ad ognuno.

Quali sono i tuoi diritti umani?

Iniziamo con alcune definizioni fondamentali:
Umano: sostantivo
Un membro della specie Homo sapiens; un uomo, donna o bambino; una persona.
Diritti: sostantivo
Cose che ti spettano o che ti sono concesse; libertà che sono garantite.
Diritti Umani: sostantivo
I diritti che hai, per il semplice fatto di essere umano.

Tratto da: http://www.unitiperidirittiumani.it/what-are-human-rights/